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DESIDERIO: Verso un altrove possibile
DESIDERIO: Verso un altrove possibile
L'ALBUM
Durante i mesi sospesi della pandemia, il silenzio si è fatto spazio e possibilità. In un tempo rarefatto, lontano da ogni contatto umano, ho potuto finalmente ascoltare ciò che da tempo premeva dentro: la necessità di scrivere.
Solo, con un pianoforte a coda e la natura attorno, immerso in un silenzio forzato ma fecondo, ho dato forma a un ciclo musicale nato da un’urgenza emotiva e visionaria: raccontare il mondo interiore attraverso immagini sonore. Ogni brano è una scena, una storia senza parole, come miniature sonore, piccoli cortometraggi musicali.
È una musica narrativa contemporanea, in equilibrio tra lirismo, minimalismo emotivo, suggestione cinematografica e impulso spirituale.
Così, tra marzo e novembre del 2020 sono nati nove brani. Nove frammenti dell’anima raccolti sotto il titolo di Desiderio – Verso un altrove possibile
Dal latino de-sidus, “mancanza delle stelle” e dunque mancanza di un riferimento, desiderio è la tensione verso ciò che non si possiede, il filo sottile che attraversa ogni singolo brano dell’album.
Ho scelto di ambientare tutte le immagini dell’artwork nel deserto (Merzouga, Marocco), perché un luogo in cui sembrano smarrirsi le coordinate e dissolversi ogni punto di riferimento, credo rappresenti la metafora più autentica del desiderio. In fondo, durante il lockdown anche noi ci trovavamo in una sorta di deserto. Eravamo lontani dagli incontri, dagli abbracci e attendevamo segni di ritorno alla normalità. Eravamo, in qualche modo, de-sidus.
Il titolo nasce da uno dei brani dell’album, che ne sintetizza anche l’anima profonda. Il desiderio, vero motore espressivo dell’intero ciclo, è il filo invisibile che unisce ogni composizione.
Il desiderio di salvezza (Emergency), di ritorno ai luoghi dell’anima (Mare Dentro), di evasione (Valzer della Noia), di un contatto profondo con chi non c’è più (Verso te), di libertà (Freedom Song), di un altrove possibile (Carovana nel deserto), di pace eterna (Elsewhere).
E al centro di tutto, il brano Desiderio stesso è una pura espressione di tensione verso qualcosa di altro, di più grande, che resta forse irraggiungibile ma ineludibile. È un anelito che non si risolve, ma che dà senso al movimento.
Il desiderio, in questo senso, non è solo un sentimento, ma una direzione: qualcosa che chiama, che sospinge oltre il presente, verso un altrove emotivo o spirituale.
Tutte le composizioni, inoltre, sono attraversate da oscillazioni che riflettono la mia personalità, ora calma, ora irrequieta , come un continuo alternarsi di momenti distesi e momenti tesi e che rispondono ad un fluire tra opposti emotivi – tensione e distensione, sogno e realtà, presenza e assenza, oppressione e libertà.
Nel brano conclusivo Elsewhere, dedicato alla dipartita del mio amato padre, il pianoforte, protagonista in solitaria nei precedenti brani, si apre agli archi e al coro per la necessità di dare forma a un apice narrativo e simbolico in cui il desiderio non si può più contenere e deve manifestarsi con tutta la forza possibile.
Dentro questa raccolta c’è, infine, una verità ancora più intima: la mia sordità profonda.
Comporre e suonare sono per me una sfida continua.
Desiderio, in fondo, è la prova che una fragilità può trasformarsi in forza e una mancanza può diventare speranza.
Durante i mesi sospesi della pandemia, il silenzio si è fatto spazio e possibilità. In un tempo rarefatto, lontano da ogni contatto umano, ho potuto finalmente ascoltare ciò che da tempo premeva dentro: la necessità di scrivere.
Solo, con un pianoforte a coda e la natura attorno, immerso in un silenzio forzato ma fecondo, ho dato forma a un ciclo musicale nato da un’urgenza emotiva e visionaria: raccontare il mondo interiore attraverso immagini sonore. Ogni brano è una scena, una storia senza parole, come miniature sonore, piccoli cortometraggi musicali.
È una musica narrativa contemporanea, in equilibrio tra lirismo, minimalismo emotivo, suggestione cinematografica e impulso spirituale.
Così, tra marzo e novembre del 2020 sono nati nove brani. Nove frammenti dell’anima raccolti sotto il titolo di Desiderio – Verso un altrove possibile
Dal latino de-sidus, “mancanza delle stelle” e dunque mancanza di un riferimento, desiderio è la tensione verso ciò che non si possiede, il filo sottile che attraversa ogni singolo brano dell’album.
Ho scelto di ambientare tutte le immagini dell’artwork nel deserto (Merzouga, Marocco), perché un luogo in cui sembrano smarrirsi le coordinate e dissolversi ogni punto di riferimento, credo rappresenti la metafora più autentica del desiderio. In fondo, durante il lockdown anche noi ci trovavamo in una sorta di deserto. Eravamo lontani dagli incontri, dagli abbracci e attendevamo segni di ritorno alla normalità. Eravamo, in qualche modo, de-sidus.
Il titolo nasce da uno dei brani dell’album, che ne sintetizza anche l’anima profonda. Il desiderio, vero motore espressivo dell’intero ciclo, è il filo invisibile che unisce ogni composizione: il desiderio di salvezza (Emergency), di ritorno ai luoghi dell’anima (Mare Dentro), di evasione (Valzer della Noia), di un contatto profondo con chi non c’è più (Verso te), di libertà (Freedom Song), di un altrove possibile (Carovana nel deserto), di pace eterna (Elsewhere).
E al centro di tutto, il brano Desiderio stesso è una pura espressione di tensione verso qualcosa di altro, di più grande, che resta forse irraggiungibile ma ineludibile. È un anelito che non si risolve, ma che dà senso al movimento.
Il desiderio, in questo senso, non è solo un sentimento, ma una direzione: qualcosa che chiama, che sospinge oltre il presente, verso un altrove emotivo o spirituale.
Tutte le composizioni, inoltre, sono attraversate da oscillazioni che riflettono la mia personalità, ora calma, ora irrequieta , come un continuo alternarsi di momenti distesi e momenti tesi e che rispondono ad un fluire tra opposti emotivi – tensione e distensione, sogno e realtà, presenza e assenza, oppressione e libertà.
Nel brano conclusivo Elsewhere, dedicato alla dipartita del mio amato padre, il pianoforte, protagonista in solitaria nei precedenti brani, si apre agli archi e al coro per la necessità di dare forma a un apice narrativo e simbolico in cui il desiderio non si può più contenere e deve manifestarsi con tutta la forza possibile.
Dentro questa raccolta c’è, infine, una verità ancora più intima: la mia sordità profonda.
Comporre e suonare sono per me una sfida continua.
Desiderio, in fondo, è la prova che una fragilità può trasformarsi in forza e una mancanza può diventare speranza.
EMERGENCY
…dal fuoco che squarcia i cieli in Australia
dai koala costretti a fuggire tra le fiamme,
fino a rischiare di scomparire, quasi estinti.
E a quel punto,
la voce della terra ci raggiunge con forza.
Poi, prepotenti,
arrivano le immagini sugli schermi:
pandemia, ricoveri, perdite.
Emergency nasce come un appello sonoro:
un invito a tendere l’orecchio
a tutte le emergenze del pianeta,
quelle visibili, e quelle che ancora ignoriamo.
La musica diventa memoria e partecipazione,
un richiamo al dovere di tendere una mano,
anche quando il dolore non ci tocca direttamente,
anche quando la voce che chiama sembra lontana.
MARE DENTRO
Nei primi giorni sospesi
c’era una mancanza,
tra tutte,
che non era un luogo qualunque,
ma una spazio segreto dell’anima.
Il mio mare,
il mare di Palermo,
era lontano.
Allora ho cominciato a cercarlo
dove nessuno poteva vietarlo.
Ho scavato dentro,
come si fa con la sabbia tiepida
quando si cerca l’acqua senza vederla.
Ed era un’eco,
simile a una conchiglia avvicinata all’orecchio.
Non è il mare,
ma la sua memoria che respira,
un riflesso azzurro dietro le palpebre,
un ritmo lento che oscilla
tra il petto e la memoria.
Era Mare Dentro.
E dalle linee evanescenti
qualcosa iniziava a definirsi.
Una riva.
Il silenzio dello sciabordio e di brezze salmastre,
Un silenzio grigio come il cielo.
Ma l’immagine, quando è viva,
non resta ferma a lungo.
Qualcosa comincia a pulsare,
si increspa piano,
poi una leggera danza di spuma.
Le onde perdono misura,
la realtà irrompe.
Il mare si fa scuro,
si torce,
si scaglia.
Eppure, anche nella furia,
non perde mai la sua energia vitale.
Ogni onda porta con sé
una schiuma che brilla di speranza.
Finché, lentamente,
le spume ritraggono gli artigli,
ritornano carezze.
Il suono si allontana.
Ora il mare non è davanti a me.
Ma posso toccarlo,
si muove dentro i tasti,
tra bianco e nero, sotto le dita.
Un mare immaginato,
vissuto dentro
ma sempre profondamente amato.
EMERGENCY
…dal fuoco che squarcia i cieli in Australia
dai koala costretti a fuggire tra le fiamme,
fino a rischiare di scomparire, quasi estinti.
E a quel punto,
la voce della terra ci raggiunge con forza.
Poi, prepotenti,
arrivano le immagini sugli schermi:
pandemia, ricoveri, perdite.
Emergency nasce come un appello sonoro:
un invito a tendere l’orecchio
a tutte le emergenze del pianeta,
quelle visibili, e quelle che ancora ignoriamo.
La musica diventa memoria e partecipazione,
un richiamo al dovere di tendere una mano,
anche quando il dolore non ci tocca direttamente,
anche quando la voce che chiama sembra lontana.
MARE DENTRO
Nei primi giorni sospesi
c’era una mancanza,
tra tutte,
che non era un luogo qualunque,
ma una spazio segreto dell’anima.
Il mio mare,
il mare di Palermo,
era lontano.
Allora ho cominciato a cercarlo
dove nessuno poteva vietarlo.
Ho scavato dentro,
come si fa con la sabbia tiepida
quando si cerca l’acqua senza vederla.
Ed era un’eco,
simile a una conchiglia avvicinata all’orecchio.
Non è il mare,
ma la sua memoria che respira,
un riflesso azzurro dietro le palpebre,
un ritmo lento che oscilla
tra il petto e la memoria.
Era Mare Dentro.
E dalle linee evanescenti
qualcosa iniziava a definirsi.
Una riva.
Il silenzio dello sciabordio e di brezze salmastre,
Un silenzio grigio come il cielo.
Ma l’immagine, quando è viva,
non resta ferma a lungo.
Qualcosa comincia a pulsare,
si increspa piano,
poi una leggera danza di spuma.
Le onde perdono misura,
la realtà irrompe.
Il mare si fa scuro,
si torce,
si scaglia.
Eppure, anche nella furia,
non perde mai la sua energia vitale.
Ogni onda porta con sé
una schiuma che brilla di speranza.
Finché, lentamente,
le spume ritraggono gli artigli,
ritornano carezze.
Il suono si allontana.
Ora il mare non è davanti a me.
Ma posso toccarlo,
si muove dentro i tasti,
tra bianco e nero, sotto le dita.
Un mare immaginato,
vissuto dentro
ma sempre profondamente amato.
DESIDERIO
Nel cuore di chi spera
si nasconde un desiderio profondo,
un seme silenzioso che custodisce sogni ancora sospesi,
in attesa di diventare realtà.
È un anelito che fa volare l’anima oltre le nuvole,
un impulso che spinge
a tendere verso qualcosa che ancora non possediamo,
ma che sentiamo già dentro di noi.
Desiderio,
è la tensione struggente verso il coronamento di un sogno,
un bisogno che diventa quasi viscerale,
un richiamo interno che non si può ignorare.
È una lotta interiore,
un duello silenzioso tra paura e speranza,
che la musica trasforma in voce, in respiro,
in un grido di preghiera
che attraversa lo spazio
e cerca di toccare il cielo.
VALZER DELLA NOIA
Mentre i giorni cadono l’uno sull’altro
come fogli bianchi senza storia,
gli animi, saturi dell’uguale,
cominciano a girare su se stessi
e, quasi per inerzia,
si ritrovano a danzare insieme
in un Valzer della Noia.
Un paradossale incedere danzante,
velato di malinconia.
Ma ogni passo,
con incessante cadenza meccanica,
A poco a poco si dimena fino a farsi febbrile,
inquieto,
come a voler spezzare le catene dell’immobilità interiore.
Allora lo spirito si trasfigura,
la danza smette di girare
e si fa fremito ostinato.
È il battito ipnotico dei binari,
di un treno appena partito
verso una meta indefinita, ma necessaria.
E’ un invito silenzioso a salire,
a credere che esista ancora uno spazio
in cui le ore smettano di essere attesa.
E quando la salita raggiunge il suo apice,
le rotaie evaporano in luce,
tracciando linee nel cielo.
Il treno si libera dagli attriti terrestri,
scrolla via la polvere dei freni
e fendendo l’aria a tutta forza,
ritorna a girare
a danzare in un valzer volante,
disegnando archi di colore.
L’arrivo è ormai vicino
e i tracciati luminosi smettono di incalzare.
La noia è stata attraversata,
trasformata,
e quel treno,
ora cammina lento nella luce,
con consapevole leggerezza,
come chi nell’immaginazione e creatività
trova gli antidoti dell’immobilità.
VERSO TE
Quando un’assenza improvvisa
lacera il silenzio del cuore,
nasce un bisogno sottile,
quasi impercettibile,
di tendere ancora una volta la mano verso chi non c’è più.
C’è chi ascolta il mondo aspettando un segno,
una lieve coincidenza capace di far vibrare l’anima,
come se quell’amore perduto fosse ancora lì,
a sfiorare il presente con il suo respiro invisibile.
Verso Te
è il racconto di questa ricerca ostinata,
un viaggio intimo che sale piano,
nota dopo nota,
come un passo che si arrampica sulla memoria
per avvicinarsi a ciò che sta oltre il visibile.
La musica si innalza, cresce, si apre,
e ogni suono sembra levitare
in un’ascesa che è corpo e spirito insieme,
una preghiera che tenta il cielo,
un ponte fragile ma luminoso
verso chi abbiamo amato.
FREEDOM SONG
Il mondo usciva fuori dai sigilli,
la strada ricominciava a chiamarci per nome,
e da quel primo, timido varco,
nasceva un respiro incerto ma assetato,
simile al primo passo di un corpo che si ridesta
e torna a sentire il suo peso.
Un anelito che si apriva in un bisogno istintivo, quasi fisico,
di gridare al mondo il valore della libertà.
Era una storia dai colori cangianti,
che si trasfiguravano nelle note di una fiaba.
Ed è qui che ha inizio l’incanto.
Una ninna nanna si schiude in un sussurro,
Una melodia semplice, fragile,
custodita nella dolcezza della voce di una madre al suo bambino.
È un canto antico senza tempo né luogo,
che non ricorda chi lo ha inventato.
È l’eco nostalgico di una libertà lontana,
che continua a vivere nel gesto dell’amore e della speranza.
Ma d’un tratto,
un’energia improvvisa lo spinge fuori dall’abbraccio,
lo costringe al movimento.
Il bambino fugge.
E il suo slancio attraversa il mondo.
Il cielo spalancato.
Gli alberi che respirano.
L’acqua che scorre senza chiedere permesso.
Gli uccelli che si alzano in volo,
senza confini.
Ogni incontro è scoperta,
ogni scoperta un atto di libertà.
E mentre le stagioni scorrono,
il bambino cresce.
Tra cadute e lotte,
tra rabbia e resistenze,
forza e fragilità si rivelano insieme.
Ma quando la notte cala,
l’uomo, che un tempo era un bambino,
alza lo sguardo
e nel chiarore della luna
ritrova quel canto
che lo seguiva senza farsi sentire,
che vegliava senza mostrarsi.
La voce della madre non è più lì,
eppure non se n’è mai andata.
È diventata il suono interiore,
la luce di un faro che mai si spegnerà.
TESSERACT
Tesseract, non è solo un’immagine geometrica:
è un tesseract dell’anima,
una forma interiore complessa,
sospesa dentro una struttura di vetro
che pulsa, trema, e desidera liberarsi.
Fragile, ma che riflette una luce intensa.
La musica è percorsa da una malinconia sottile,
uno sguardo che scivola tra le infinite sfaccettature di sé.
In questo spazio segreto
convergono tutte le mie emozioni,
tutti i desideri che vi ho mostrato:
la libertà che chiama,
il mare che consola
la fuga come bisogno,
la memoria che non ci lascia mai.
Tesseract è il contenitore silenzioso
che accoglie ogni frammento,
il nucleo che conserva ciò che siamo stati
nel grande silenzio della pandemia,
quando ognuno di noi
cercava una forma possibile di luce dentro il buio.
CAROVANA NEL DESERTO
Di nuovo il mondo si era ristretto,
di nuovo le porte si erano chiuse.
E in quella clausura obbligata
la mente iniziava a vagare,
come se il contatto umano, ormai lontano,
fosse diventato un miraggio.
Allora questa distopia diventava musica, storia.
Il sipario dell’immaginazione si apriva,
e dalle pieghe della mente si rivelava la scena…
Un corteo lento che avanza tra dune senza coordinate,
in un paesaggio arido e muto,
mentre una musica lontana
emerge dalle sabbie dell’anima.
È il suono del vento afoso che spaèsa,
di una luce intensa che acceca
ed offusca i confini dell’orizzonte.
Ma in questa indolente inerzia,
quando l’immobilità comincia a farsi stretta,
la carovana all’improvviso
vuole spezzare il silenzio interiore.
Allora si mette in moto,
corre avanti e indietro,
devia, si perde, ritorna,
come un pensiero intrappolato,
in cerca di un altrove che forse non c’è.
Ben presto però,
la ricerca si fa febbrile.
La carovana perde misura,
finché il moto si consuma
e, sfinita, si spegne.
Tutto torna immobile.
Le stesse dune stranianti,
lo stesso silenzio sospeso.
Ma ora il deserto non è più fuori.
È dentro un’anima esausta,
inchiodata ai suoi ricordi nostalgici.
Proprio lì, nel punto più profondo della resa,
emerge tutta la speranza possibile
e con assoluta forza vitale
l’anima invoca una preghiera
lanciata verso un cielo senza mappe,
nel desiderio di salvezza.
Così, quando la fragilità sembra vincere,
quando l’aridità pare definitiva,
la carovana esplode in un’ultima marcia infuocata:
Si lancia, insiste, si spinge oltre i limiti.
Non cerca più una via, la crea!
Avanza compatta e risoluta,
passo dopo passo inesorabile,
come guerrieri che conoscono il destino che li attende,
ma non arretrano.
Un ultimo, potente grido vitale!
ELSEWHERE
Dall’inglese “altrove”,
racconta il viaggio di un’anima dal mondo terreno verso l’aldilà.
Il ritmo di un treno apre il percorso,
simbolo del tempo che scorre inesorabile.
La melodia, voce dell’anima in viaggio,
si ripete, si intreccia, cresce,
fino a dilatarsi oltre i confini del suono,
come se volesse trascendere verso qualcosa di più grande.
Le barriere dell’oltre sono state attraversate.
Il viaggio si conclude.
Il Desiderio ha finalmente trovato il suo altrove.
Dedicata a mio padre, venuto a mancare nell’ottobre del 2020.
A lui è rivolta ogni nota,
ogni respiro musicale di questo brano
e, in fondo, dell’intero album.
Ciao Papà